Se Tollerate Questo

…perché pensare di essere risparmiati?

La sapienza anticha

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A guardarsi un po’ intorno e a riflettere su certi episodi avvenuti recentemente mi sembra proprio il caso di non perdersi d’animo: la soluzione a molti degli interrogativi moderni risiede nella sapienza accumulata nel corso dei secoli. Altrimenti checcavolo hanno vissuto e sono morti a fare, di peste, di fame, di piombo, forca e veleni i nostri antenati?

Quindi convochiamo lo spirito dell’esperto di corti e cortigianerie Pietro Aretino:

Lo spirito di Pietro Aretino, afflitto dalla contemplazione dello squallore odierno

Lo spirito di Pietro Aretino, barbutissimo e afflitto dalla contemplazione dello squallore odierno (© Tiziano Vecellio)

Insomma, il Pietro Aretino, un 5 secolucci fa, scrive questa opera letteraria intitolata “Ragionamenti” che sarebbe come dire, alla maniera toscana, “Dialoghi”. Uno dei Ragionamenti, datato 1536, porta il seguente titolo:

Dialogo nel quale la Nanna insegna a la Pippa

E cosa insegna di bello la Nanna alla Pippa (Ah, la Nanna è la madre della Pippa! – dettaglio di non poco conto) ce lo dice il sottotitolo posto all’inzio di ognuna delle giornate nelle quali l’opera è suddivisa. Per quel che qui ci riguarda la giornata rilevante è la prima:

IN QUESTA PRIMA GIORNATA
DEL DIALOGO DI MESSER PIETRO ARETINO
LA NANNA INSEGNA A LA SUA FIGLIUOLA PIPPA
L’ARTE PUTTANESCA

La lettura non è forse delle più agili, per via della lingua desueta, ma il necessario è tutto lì. Ecco un breve estratto, nel quale la Pippa insiste presso sua madre affinché questa la istruisca nel mestiere della cortigiana:

Nanna
Che collera, che stizza, che rabbia, che smania, che batticuore e che sfinimento e che senepe è cotesta tua, fastidiosetta che tu sei?
Pippa
Egli mi monta la mosca, perché non mi volete far cortigiana come vi ha consigliata monna Antonia mia santola.
Nanna
Altro che terza bisogna per desinare.
Pippa
Voi sète una matrigna, uh, uh…
Nanna
Piagni su, bambolina mia.
Pippa
Io piagnerò per certo.
Nanna
Pon giuso la superbia, ponla giuso dico: perché se non muti vezzi, Pippa, se non gli muti, non arai mai brache al culo, perché oggidì è tanta la copia de le puttane, che chi non fa miracoli col saperci vivere non accozza mai la cena con la merenda e non basta lo esser buona robba, aver begli occhi, le trecce bionde[…]

(Pietro Aretino, Ragionamenti)

Penso che queste parole, e l’opera intera dell’Aretino, possano essere di grande consolazione per quelle figlie e quei genitori che fecero troppo affidamento unicamente sulle grazie femminili (intese anche solo come patrimonio di opulenza e freschezza anatomica) piuttosto che sulla scaltrezza e accortezza che la cortigiana deve avere.

Quindi, se mi si passerà un suggerimento io direi: meno corsi full immersion di quattro (4) giorni  con brunettafrattinilarussa e più Machiavelli Guicciardini Aretino. Così da evitare alle giovani italiane la delusione e il dolore di spendersi e darsi senza niente ricavarne (“Essere trombata in questo modo mi secca moltissimo, per me il danno è doppio”, dichiara una di loro, come si legge in uno degli articoli linkati in precedenza).

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Nota di simpatia terminale: l’Aretino si dice sia morto dal ridere (“…Pietro mori’ di soverchio ridere“, scriveva il De Sanctis)… Oggi come rimorirebbe?

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Written by oldboy

25 maggio 2009 a 4:31 pm

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