Se Tollerate Questo

…perché pensare di essere risparmiati?

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Sono sempre stato un pessimista… però…

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Qualche possibilità c’è.   [un aspetto tragico è che 6 giudici, pare, sembra, si dice, che 6, giudici, dicevo, abbiano avallato l’interpretazione del primus inter pares. Il ghiaccio è sottile e scricchiola: tra essere in procinto di andare a fondo ed averlo già fatto non c’è moltissima differenza…].

Mi rigioco un vecchio ritocco.

Ma perché le foto di avvistamenti sono sempre così poco nitide?...

Ma secondo voi, non è più Napoleon che Snowball?

[UPDATE: no. Non c’è NESSUNA possibilità. Davvero ci avevate creduto/sperato?]

Che momento del cazzo…

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Ovvero: buone vacanze, teste di cazzo. E con un ritorno al ritocco tarocco mica da ridere (v. sotto e più oltre…).

Senza entrare nel merito di quali siano e di come siano fatte queste vacanze (gite giornaliere a Tor Vaianica? osceno villaggio turistico a capitale mafioso? club all-inclusive in qualche paese del terzo mondo? vacanza a scrocco dai parenti? affitto di due stanze con 8 amici? cazzeggiamenti in Costa Smeralda sognando il Billionaire? Rimini…?) io direi che andiamo comunque alla grande come nazione. Anche se siete incastrati sine die nel vostro 0,85 vani affogato in un hinterland di merda o sa Louise Veronica Ciccone dove e siete prigionieri dell’ennesimo tempo determinato o pulite servizi igienici avendo un contratto a progetto. O siete più o meno vagamente terremotati (e pieni di pretese).

L’overbooking è una pratica ben degna di questi tempi e dello spirito da cui sono animati: più culi che posti a sedere, ma TUTTI paganti, poi vedremo. Chi primo arriva primo macina. Esilarante. Se non ti ci trovi nel mezzo.

E se non hai già pagato un sacchettino di miliardi per tenere su la “compagnia di bandiera”… (pssst!!! Ma della bad company ne parla più nessuno?… ah, no, c’è da organizzare il cazzo di congresso… una specie di gara a chi ce l’ha più lungo, o piscia più lontano, per essere più precisi).

D’altro canto non c’è solo l’overbooking, siamo anche strafatti, bolliti, abusati, violati a ripetizione. Non c’è pace neppure nello squallore a cui ci si è abituati: il peggio avanza, un morso alla volta, rosicchia via quel poco di decenza che potrebbe essere rimasta (ma non ne sono troppo sicuro che ce ne sia ancora).

Per aria, per mare, per terra... Fondamentalmente affanculo.
Per aria, per mare, per terra… Fondamentalmente affanculo.

Ma io dico, che razza di gusto ci sarà ad essere squallidi e inconsistenti capitani di un’imbarcazione senza più timone né forma né vele o motore (ma con una sontuosa e accogliente cabina armatoriale nella quale certe signorine – più o meno stagionate – aspettano nel lettone di Vladimir. Putin, non Luxuria)?

Datemi dei cattivi, d’accordo, ma datemeli con un intelletto. E qualche grammo di stile.

Questi fanno pena. Sono grotteschi.

Comunque andrà tutto bene. Si fa affidamento sulle nuove generazioni, sulla scuola, sulla cultura, sulla letteratura!!! Addirittura!!! E pensa un po’, dicono che leggere nutra la mente

"Cazzo leggo a fare? Sono gnocca e minorenne, ho una risorsa fresca da sfruttare senza dover leggere questi testi fondamentali (tra cui potete notare L'Alfabeto degli Animali, utilissimo per comunicare con settuagenari infoiati con problemi di erezione che credono di starsi prendendo la tua verginità anale...)"
“Cazzo leggo a fare? Sono gnocca e minorenne, sono la mia fresca risorsa da sfruttare, senza dover leggere questi ponderosi testi fondamentali (tra i quali potete notare L’Alfabeto degli Animali, che potrebbe però risultare utilissimo per comunicare con settuagenari infoiati con problemi di erezione che credono di star prendendosi la tua verginità anale…)”

Siete una banda di sfigati. Vi siete bruciati la vita leggendo I fratelli Karamazov. Che teste di minchia. E voi ragazze, badate di non fare più simili errori…

Leggere deve aver letto tanto anche quel giornalista che, in un servizietto andato in onda domenica scorsa nel tiggìùno delle 13:30, servizietto dedicato alla classica ripassatina di lingua sul culo de’papi, ha sostenuto che l’intervento economico e finanziario destinato al Sud da questo meraviglioso governo è

“ispirato a Roosevelt e al New Deal, una sorta di Piano Marshall”

eccetera, eccetera.

Allora.

Roosevelt era Roosevelt e il New Deal è una roba del 1933. Il piano Marshall prende il nome dal segretario di Stato George Marshall e fu lanciato nel 1947. Quattordici anni sono una scoreggia per quel cazzaro. Ah, e FDR era MORTO da oltre 2 anni…

Ma cosa cazzo glielo dico a fare?

Questi sono degli incapaci. Degli stupidi bastardi che pensano che noi siamo più coglioni e ignoranti di loro. Gente con 300 metri quadri a Prati pagati col canone che ci hanno estorto e con mogli che di nascosto prendono uccelli a metri, annegando in un ennui ottuso ed enorme come un quartiere costruito da Caltagirone.

Per la maggior parte dei casi temo abbiano ragione. Sulla stupidità del pubblico, intendo.

Il vostro cervello giace spappolato sul divano, in salotto, davanti alla TV, o forse sulla poltrona della parrucchiera, o al bar sport, se non ve ne siete accorti… siete quasi morti.

Andate via.

Tutto è perduto.

Burocraxia

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Colgo il suggerimento incapsulato nel commento di F. al post precedente e passo sull’altro fronte. Se da un lato c’è la polposa opportunità di sentirsi le splendide registrazioni di Patrizia D’Addario & papi & friends (meglio le trascrizioni per i faint@heart come me), dall’altro il panorama offre le splendide acrobazie del PD e della sua rutilante (rutilante!, non “rutellante”!) burocrazia.

Immagino più un Darth Bersani che un Darth Franceschini... La musica è la stessa, sia chiaro.

Immagino più un Darth Bersani che un Darth Franceschini... La musica è la stessa, sia chiaro.

C’hanno lo Statuto, il Codice Etico, la Carta dei Valori, l’Assemblea ma anche la Direzione Nazionale.

Si lamentano perché non riescono a mettere insieme un milioncino di tesserati. Ma porco di un #@*, ma se per tesserarti devi fare un triplo salto carpiato ritornato raggruppato rovesciato flambé! Per fare un esempio: con la splendida norma che prevede che per tesserarsi ci si debba recare presso il circolo territorialmente competente sul proprio luogo di residenza questi genî (proprio così, con l’accento circonflesso) hanno messo fuori gioco tutti quelli che per lavoro vivono lontano dal proprio luogo di residenza (a meno che non vogliano prendersi delle ferie per andare a ritirare la tessera…). E questi volevano usare la rete… o meglio, dicevano… 2.0… come Obama… inclusione… collaborazione…

La verità delle intenzioni non è tra le pieghe, non c’è da cercarla neppure troppo lontano, fa bella mostra di sé in superficie:

“[…] le primarie per l’elezione del segretario sono una regola assurda, figlia di una concezione che ha portato la società civile a invadere, occupare il partito” (ANSA, Roma 5 luglio)

Il baffo più intelligente della politica italiana

La società civile non deve rompere i coglioni! Deve rimanere dov’è, opporcamiseria! possibile che ancora non ci si sia capiti? Ascoltate il capo, diobonino.

Vado a remixare le tracce audio di Patrizia & papi. Presto in tutti i migliori àrdiscàunt il cofanetto “The D’Addario Sessions Remix”.

P.S. psss! psss! avete visto?

PDA: Che dolore, all’inizio mi hai fatto un dolore pazzesco
SB: Ma dai! Non è vero!
PDA: Ti giuro, un dolore pazzesco all’inizio

Allora papi tiene ‘na minchia tanta! [sì, certo: mai furono tanto profusamente glorificati 8 centimetri…]

Affanculo (Bombe ai neutroni)

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Ci ho pensato. Che faccio? vado o non vado a sentirmi le registrazioni de’ papi della D’Addario?

No… Non sono così forte. Di stomaco. Provo, timidamente, a leggermi le trascrizioni, poi vedrò.

Onestamente, l’atteggiamento che mi verrebbe più naturale sarebbe quello di madame de Tourvel: “Chiudete le tende”. E poi morire.

Ma qui non lo si è preso in quel posto da Valmont, lui stesso, in fondo, punitore di sé medesimo. No, no. Qua è un’orgia di autosodomia di una nazione, ad opera dei suoi elementi più appassionatamente ignoranti & inculanti e delle loro controparti fottute & felici. E questo paese è già stato fottuto e strafottuto all’inverosimile. Quindi, al bando le citazioni letterarie…

National self-sodomy of the mind

National self-sodomy of the mind

Io, per parte mia, vivo sintonizzato su un registro molto meno aulico o tragico. Quindi, finché riesco a fare la spesa senza dover comprare merda camuffata da cibo economico, mi sono fatto del riso basmati con pollo e melanzane appassionatamente preparati in umido in una splendida e spartanissima padella professionale di alluminio. Il tutto servito in tavola con un ottimo rosé di Terlano (Lagrein, Pinot Nero e Merlot). Una volta che ho più energie vi do la ricetta.

Ora filo a letto. Compiti quasi del tutto privi di senso mi attendono domani. E né ricchezze né gloria, ovviamente. Doveva essere qualche altro lo scopo (anche qualcosa meno) ma se così era l’ho dimenticato.

Quello che penso, riguardo alla vicenda  in questione, l’ho già espresso tutto nel titolo. E forse mi sono un po’ autocensurato.

Ci vorrebbero bombe ai neutroni a tappeto. A cominciare da certe zone dove si concentrano i parassiti.

ANCHE PERCHÉ TUTTE QUESTE NOTIZIE ERANO BOMBE. MA IN QUESTO PAESE DI LOBOTOMIZZATI SONO STATE MENO CHE SCOREGGE DI MOSCA.

Bondage

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Ovvero: neologismo anglicizzante che identifica quella deteriore tendenza ad integrare la vuotezza (rigorosamente prestabilita) dell’esercizio dell’incarico istituzionale (specie quello di ministro dei beni/mali cuRturali) con la compulsiva produzione di sgangherati pseudo-haiku privi di qualunque compliance alle buone norne tecniche della metrica e della retorica, tutti sciabordanti di un enfiato servilismo riprodotto e fatto proliferare con insistenza industriale, spinto fin oltre quella soglia oltre la quale la costernazione ci sommerge, al cospetto di una estinzione della ragione, del buon senso, del gusto (di OGNI gusto), della speranza.

Un lungo placido bombardamento a tappeto in slow motion di teneri, soffici gavettoni caricati a materiale escrementizio.

Arrivo -esimo ma mi cimenterei, un po’ malvolentieri, anche io in una breve, dolente e un poco accorata opera di citazione ed esegesi dell’opera del suddetto.

Potrei rifilarvene una quantità indecente ma mi limiterei a questa (apparsa, come le altre, su Vanity Fair – e il titolo della rivista mai fu più calzante):

A Rosa Bossi in Berlusconi
Mani dello spirito.
Anima trasfusa.
Abbraccio d’amore
Madre di Dio.

Mah, non c’è neppure il sospetto giustificatorio del lapsus. “Madre di Dio” è deliberato. Cioè… in che senso “Madre di Dio”?… Lasciamo perdere. Sarebbe fin troppo facile. Non si perde il vizio, da parte dei poeti di corte di alludere alla divinità del princeps. Augusto aveva Virgilio, papi c’ha Bondi. Proporzione perfetta.

Mi dedicherei piuttosto ad alcune considerazioni:

  1. 4 righe di roba accozzata a caso, ellittiche di ogni verbo per farsi “ermetiche”, non fanno “poesia”. Sono parole a casaccio, o peggio, passate di lingua, slap, slap – – – De gustibus? fate voi ma lo schifo e il cattivo gusto sono decisamente soverchianti per il palato di qualunque essere senziente.
  2. Ellittico del verbo, denuncia così un terrore vertiginoso dell’azione, patinante più che descrittivo, incrostante, direi… chiama “Padre” madri e mogli e “Madre” Veltroni (si vedano le altre opere)… Un TSO non ci starebbe male.
  3. Ma prima di uscire fuori e di farsi pubblicare ‘ste cose raccapriccianti un minimo di esercizio di autocritica no? Un po’ di labor limæ, via, dài… su…

A ‘sto punto un gadget per voi rari nantes lettori, una cartolina celebrativa del nostro con annesso tributo poetico da un suo novissimo e fedelissimo epigono. Sì, perché ho scoperto che a confezionare una minchiata di quattro righe ci vuol proprio poco. Farla passare come un sopraffino omaggio di pregiata fattura, poi, è veramente il massimo. Mi adeguo, dunque. Voglia gradire.

Un tentativo di carpire le basi dello stile bondage

Un tentativo di carpire le basi dello stile bondage

A questo punto il furor letterario è tale che la mia mente immagina, dipinge e vagheggia il ritorno dall’oltretomba di Cecco Angiolieri. Che ne penserebbe Cecco del nostro e dei suoi versi? Io dico che scriverebbe qualcosa tipo

“S’i’fosse piede sarei ben giocondo / Ché di calci in culo lo tempestarei.”

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Risorse aggiuntive: raccomando il Bondolizer di gamberorotto.com

bondolize

e le profonde e circostanziate analisi di Popinga.

Questo è veramente tutto. Che l’oblio dell’alcol ci doni un poco di sollievo. Ci troviamo presto di nuovo, per dire ancora qualcosa su questi pezzi di atrocità galleggianti sulla superficie della realtà.

L’isola delle ignote

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Come si può affrontare il tema?

Ormai è così acremente autosatirica questa vicenda di papi e delle festicciole sarde (ma non solo sarde…) che l’intera storia si prende per il culo da sola. Voglio dire, l’avreste detto, anche solo qualche mese fa, che sarebbe venuto fuori un simpatico casino di questa portata?

Un tale bordello suscita in me un desiderio come di ascesa a livelli narrativi più alti. E visto che da solo non ci riesco chiamo in mio soccorso l’arte, in particolare la pittura, e ancora più in particolare quella simbolista di Arnold Böcklin:

L' isola delle ignote

L' isola delle ignote (magari se ci cliccate sopra ve la vedete in dimensioni orginali e rende di più...)

L’opera rivisitata è ricca di simbolismi, pure troppi…

L’isola delle ignote fa da contraltare all’isola dei famosi.

Ignote sono le più che sono andate e hanno dato. Quel che hanno ricevuto almeno non l’abbiamo pagato noi (i passaggi aerei sì, però). Alcune invece sono purtroppo a nostro carico (nell’opera le potete riconoscere come gli spiriti tutelari che accolgono le desiderosissime sacrificande… Le riconoscete?).

“Ignote” è il prodotto enigmistico della sottrazione delle lettere “M” e “I” da un certo vocabolo.

L’isola ci ha veramente rotto li cojoni, non solo per papi o per la Ventura e DJ Francesco, la Marini e Luxuria e chiunque sia venuto dopo, ma anche per Lost.

La colonizzazione del quadro di Böcklin con una ridda di presenze triviali e per niente poetiche ed evocative richiama lo scempio della Sardegna, ridotta a fottuto parco turistico a tema.

A questo punto il titolo originale dell’opera, “L’isola dei morti”, ha decisamente a che fare con l’idea che tutte queste manifestazioni di supposta vitalità (vecchio satiro, ragazzotte, figa, regalini, gnocca, veline, feste, erezioni da settuagenari e quant’altro) nient’altro sono che uno sfigatissimo, triste, squallido esorcismo di una morte, civile e interiore, che ci attanaglia tutti, volenti o nostro malgrado.

Dove sono un Robespierre o un Saint-Just (e qualche milione di sanculotti consapevoli) quando servono?

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Va bene, dicono che “L’isola dei morti” piacesse ‘na cifra a Hitler. Beh, gli piacevano anche  i pastori tedeschi, non credo che tutti gli estimatori dei pastori tedeschi siano nazisti, no?…

Rinverdire i fasti del made in Italy

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Beh, dapprima ho accolto con snobistico e sommo sprezzo la notizia.

Mi son trovato d’accordo  con il pressoché totale coro tragico della Rete. Ma oggi, sul far del primo dopopranzo, ho visto tutto in una luce diversa.

Ho visto il successo sempiterno del made in Italy.

Ho visto l’appassionata ed entusiastica partecipazione degli amici de’ papi… (e che amici!…)

Diobono! Avete visto in che condizione di forma è il Ghedda?

Diobonino! Avete visto in che condizione di forma è il Ghedda?

Veramente, usque tandem?…

Ora anche questa orgia di brambillate, bordate di lens flare di fòtosciòp, questa vera e propria puttanata del presidente marketer e designer

“magic Italy”, sembra il nome di un sexy shop di periferia

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Nota storica: anche l’Italia dei tempi coloniali era decisamente “magic“…

[update: in altre inquadrature si vede questa foto]

the_end_s

Written by oldboy

10 giugno 2009 at 2:07 pm